Filosofia col martello
Vogliamo ricordare lo scopo del canale SOVVERSIVO
“Fare filosofia col martello” non è un gesto distruttivo.
Non nasce dall’odio, né dal bisogno di abbattere per sentirsi liberi.
In Friedrich Nietzsche il martello è uno strumento diagnostico.
Serve a verificare, non a sfogare.
A percuotere leggermente gli idoli per sentire se rispondono con densità o con vuoto.
Ciò che è vivo oppone resistenza.
Ciò che è vero ha peso.
Ciò che è morto risuona.
È per questo che Nietzsche diffida tanto dei distruttori quanto dei credenti.
Entrambi restano legati all’idolo.
Uno lo adora, l’altro ne ha bisogno come nemico.
In entrambi i casi, l’idolo rimane intatto.
Il gesto sovversivo è diverso. Non adora, non combatte, prova.
Sovversivo nasce da qui.
Non come movimento, non come dottrina, non come nuova visione salvifica, ma come pratica di ascolto critico.
Le grandi parole del nostro tempo, Dio, morale, progresso, redenzione, identità, non vengono negate in partenza. Vengono toccate.
Nietzsche lo mostra con chiarezza in Crepuscolo degli idoli.
Il problema non è che gli idoli esistano, ma che non vengano mai messi alla prova.
Un idolo è tale proprio perché non ammette percussione.
Chi lo tocca viene subito accusato di empietà, nichilismo, distruzione.
Ma Nietzsche insiste.
La vera decadenza non è la critica. È la sopravvivenza di valori vuoti mantenuti in vita per inerzia, paura o utilità politica.
In L’Anticristo questo diventa esplicito. Ciò che si presenta come morale è spesso una tecnica di addomesticamento. Ciò che promette redenzione vive della svalutazione della vita presente.
Sovversivo non si propone di sostituire questi idoli con altri. Non offre una “vera” morale. Non annuncia un nuovo senso. Perché anche questo sarebbe solo un cambio di statua.
Il suo gesto è più sobrio e più scomodo.
Percuotere, ascoltare, nominare il suono.
Se c’è vita, si sente.
Se c’è solo eco, lo si dice. Senza rabbia.
Senza compiacimento.
Nessuna promessa di salvezza. Nessuna consolazione. Nessuna redenzione futura a compensare il vuoto presente.
Solo una domanda insistente, nietzscheana fino in fondo. Questo valore regge il peso della vita, o vive solo perché nessuno osa toccarlo?
Questo è il martello.
Il resto è ancora culto.
ꜱᴏᴠᴠᴇʀꜱɪᴠᴏ
“Fare filosofia col martello” non è un gesto distruttivo.
Non nasce dall’odio, né dal bisogno di abbattere per sentirsi liberi.
In Friedrich Nietzsche il martello è uno strumento diagnostico.
Serve a verificare, non a sfogare.
A percuotere leggermente gli idoli per sentire se rispondono con densità o con vuoto.
Ciò che è vivo oppone resistenza.
Ciò che è vero ha peso.
Ciò che è morto risuona.
È per questo che Nietzsche diffida tanto dei distruttori quanto dei credenti.
Entrambi restano legati all’idolo.
Uno lo adora, l’altro ne ha bisogno come nemico.
In entrambi i casi, l’idolo rimane intatto.
Il gesto sovversivo è diverso. Non adora, non combatte, prova.
Sovversivo nasce da qui.
Non come movimento, non come dottrina, non come nuova visione salvifica, ma come pratica di ascolto critico.
Le grandi parole del nostro tempo, Dio, morale, progresso, redenzione, identità, non vengono negate in partenza. Vengono toccate.
Nietzsche lo mostra con chiarezza in Crepuscolo degli idoli.
Il problema non è che gli idoli esistano, ma che non vengano mai messi alla prova.
Un idolo è tale proprio perché non ammette percussione.
Chi lo tocca viene subito accusato di empietà, nichilismo, distruzione.
Ma Nietzsche insiste.
La vera decadenza non è la critica. È la sopravvivenza di valori vuoti mantenuti in vita per inerzia, paura o utilità politica.
In L’Anticristo questo diventa esplicito. Ciò che si presenta come morale è spesso una tecnica di addomesticamento. Ciò che promette redenzione vive della svalutazione della vita presente.
Sovversivo non si propone di sostituire questi idoli con altri. Non offre una “vera” morale. Non annuncia un nuovo senso. Perché anche questo sarebbe solo un cambio di statua.
Il suo gesto è più sobrio e più scomodo.
Percuotere, ascoltare, nominare il suono.
Se c’è vita, si sente.
Se c’è solo eco, lo si dice. Senza rabbia.
Senza compiacimento.
Nessuna promessa di salvezza. Nessuna consolazione. Nessuna redenzione futura a compensare il vuoto presente.
Solo una domanda insistente, nietzscheana fino in fondo. Questo valore regge il peso della vita, o vive solo perché nessuno osa toccarlo?
Questo è il martello.
Il resto è ancora culto.
ꜱᴏᴠᴠᴇʀꜱɪᴠᴏ
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